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Pagina 1 di 2 Eretta dopo il Concilio di Efeso del 431 d.C. papa Sisto III fu la prima chiesa romana dedicata al dogma della divina maternità di Maria sancito durante quel concilio ecumenico.
Basilica di Santa Maria Maggiore
Eretta dopo il Concilio di Efeso del 431 d.C. papa Sisto III fu la prima chiesa romana dedicata al dogma della divina maternità di Maria sancito durante quel concilio ecumenico. La storia dell'edificio porta con sé molte leggende la più famosa delle quali è quella del "miracolo della neve": la notte tra il 4 e il 5 agosto del 356 la Vergine sarebbe apparsa in sogno al papa Liberio e al ricco patrizio romano Giovanni indicando, quale luogo dove costruire una chiesa, la zona dove quella notte sarebbe miracolosamente nevicato. L'episodio, che si verificò sulla sommità dell'Esquilino, diede origine ad una chiesa che non ha, però strutture in comune con la basilica eretta da Sisto III un secolo dopo.
Da qui il nome di Basilica Liberiana e di Santa Maria ad Nives. La basilica del V secolo si presentava a tre navate, senza transetto, con nartece e copertura a capriate. Sarà Niccolò IV a far costruire il transetto e a farlo decorare insieme all’abside con affreschi e mosaici. Nella seconda metà del XV secolo il cardinale d’Estouteville aggiunse le volte sulle navate laterali, Alessandro IV il soffitto di quella centrale, mentre nel 1500 vennero create le cappelle. La facciata esterna, a due ordini, con porticato e loggia a tre grandi arcate, sarà ricostruita da Ferdinando Fuga durante il pontificato di Clemente XI. Accanto svetta il campanile romanico piramidale fatto costruire da Gregorio XI . Subito dopo l’entrata a sinistra si sale sulla loggia di cui resta la decorazione con due serie di mosaici di Filippo Rusuti della fine del XIII raffiguranti Cristo Benedicente, i simboli degli Evangelisti, la Madonna e i Ss.Paolo, Iacopo, Girolamo, Battista, Pietro, Andrea e Mattia. L’interno della basilica si presenta diviso, come in origine, in tre navate, divise da trentasei colonne monolitiche di marmo e quattro di granito con capitelli ionici che sorreggono la trabeazione ornata di un fregio a mosaico del V secolo. Il pavimento è in parte cosmatesco, ovvero realizzato dalla famiglia dei Cosmati particolarmente attiva a Roma nel XII secolo. Nella navata centrale, subito a destra, è il monumento di Clemente IX. A sinistra è il monumento di Niccolò IV. Lungo i muri laterali sopra la trabeazione scorrono i trentasei riquadri a mosaico del tempo di Sisto III con a destra storie di Mosè e Giosuè, a sinistra di Abramo, Isacco e Giacobbe. Al di sopra dei mosaici, tra le finestre, scene della vita della Vergine in stile manierista. Nell’abside, con finestre ogivali a strombo il bellissimo mosaico raffigurante ‘L’incoronazione di Maria tra il cardinale Giacomo Colonna e Niccolò IV tra due schiere di angeli e i Ss.Giovanni Battista, Iacopo, Antonio e i Ss.Pietro, Paolo e Francesco’. Nella parte inferiore dell’abside sono murati quattro bassorilievi di Mino del Reame provenienti dall’antico ciborio. Nella parte di transetto, emerso con la demolizione della volta cinquecentesca, interessanti figure di profeti che oltre a Cavallini si ritengono attribuibili anche a Cimabue o a Giotto giovane.
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