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Nel 1515 il nuovo papa Leone X (1513-21) bandì un concorso per la facciata della chiesa di San Lorenzo, la chiesa dei Medici a Firenze, dove nel frattempo avevano ripreso il potere (1512). Fra i vari progetti prevalse quello di Michelangelo al quale fu commissionato il lavoro nel 1516. Dapprima restio ad accettare perché legato alla realizzazione della tomba di Giulio II, in seguito sempre più infervorato e trascinato da questo progetto, ne realizzò solo il modello ligneo che insieme ai disegni documentano la volontà dell'artista di realizzare una robusta facciata architettonica integrata da numerose statue. Volle sovrintendere egli stesso all'estrazione dei blocchi di marmo ma anche questa volta sorsero difficoltà perché i Medici volevano utilizzare le cave di Pietrasanta invece di quelle di Carrara. Michelangelo si schierò dalla parte dei Carraresi e si vide sospettato di essersi fatto comprare. Obbedì quindi al papa e fu perseguitato dai Carraresi. La fatica e le preoccupazioni lo prostrarono ed egli si ammalò a Serravezza. Il contratto fu scisso nel 1520 con grande tristezza di Michelangelo che aveva già scritto in una lettera. «Perché io muoio di passione per non poter fare quello che io vorrei, per la mia mala sorte... Io muoio di dolore, e parmi essere diventato uno ciurmatore contro a mia voglia». La delusione, lo sconforto di tre anni perduti di cui egli accusa il papa, ebbero riflesso nelle opere successive. Leone X e il cardinale Giulio de' Medici, salito poi al soglio pontificio con il nome di Clemente VII, gli affidarono la realizzazione di una Cappella funeraria Medicea (1520-34) che avrebbe dovuto accogliere le tombe di Lorenzo il Magnifico, del fratello Giuliano e dei discendenti, Lorenzo duca di Urbino e Giuliano duca di Nemours. Posta simmetricamente alla Sagrestia Vecchia nella chiesa di San Lorenzo rispetta l'impianto architettonico della costruzione brunelleschiana: a pianta quadrata coperta dalla cupola, con elementi in pietra serena su fondo bianco, accentua l'aspetto monumentale che ben si confaceva alla casa medicea e al suo potere che era giunto fino a Roma. Mentre era intento a questo lavoro Michelangelo era angustiato dalla preoccupazione di non aver portato a termine la tomba di Giulio II e di essere debitore agli eredi, ai quali avrebbe dovuto restituire quanto aveva già ricevuto. Il papa continuava a dimostrargli la sua simpatia, come emerge nella Vita di Michelangelo di Roman Rolland (1905), basata soprattutto sull’epistolario dell'artista. Il complesso della Cappella Medicea ebbe quindi una realizzazione travagliata, interrotta anche da eventi storici drammatici per la politica dell'Italia. I sarcofagi dei due duchi, Lorenzo e Giuliano, sono adorni di figure allegoriche: la Notte e il Giorno, l' Aurora e il Crepuscolo; mentre nelle nicchie sovrastanti sono poste le loro statue, figure ideali che esprimono la virtù del signore. Incompiuto è rimasto il sepolcro di Lorenzo e del fratello Giuliano su cui è stata posta la statua della Madonna con il Bambino, che riprende per l'ultima volta il tema iconografico della maternità divina e umana di Maria. Oscuro rimane il significato delle parole che accompagnano i disegni per le tombe: «La fama tiene gli epitaffi a giacere; non va né inanzi né indietro, perché son morti, e el loro operare è fermo». Ma ne emerge una meditazione sulla morte che forse può essere superata solo dall'arte, che fissa per sempre la fama. E allora il Giorno e la Notte possono pure affermare in un'altra breve prosa che con la morte di Giuliano sulla terra non hanno più alcuna luce: la forza della scultura di Michelangelo con tutta la sua tensione spirituale ed emotiva rimarrà però a testimoniare il suo breve passaggio sulla terra.
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