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Palazzo Madama sede del Senato della Repubblica. Il terreno in cui sorge Palazzo Madama era appartenuto per quasi cinque secoli ai monaci farfensi. Questi lo cedettero al governo francese che, a sua volta |
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I personaggi di Roma
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Pagina 4 di 6 Nel 1523 gli fu affidato anche il progetto di una libreria capace di contenere la raccolta dei testi posseduti dai Medici. Gli assegnarono il terreno del convento di San Lorenzo, adiacente alla chiesa, e su di esso Michelangelo realizzò la Biblioteca laurenziana, ideata come una grande sala con le pareti ritmate da lesene in pietra serena che incorniciano un doppio ordine di finestre. Il vestibolo d'accesso presenta una scala che si allontana dalla consuete forme lineari per anticipare in qualche modo il capriccio e l'anomalo. Il sacco di Roma Anthony Blunt nel suo saggio su Michelangelo (1940), riscoperto attraverso la sua produzione poetica, distingue nella vita dell'artista un primo periodo, espresso dalla volta della Cappella Sistina e dalla Pietà, caratterizzato da una continua ricerca del bello, influenzato dalla filosofia neoplatonica e conclusosi verso il 1530. Disordini religiosi, economici e fallimenti politici segnano la crisi che culmina nel 1527 con il saccheggio di Roma. I conflitti, le aspirazioni a un rinnovamento anche all'interno della Chiesa accusata di preoccuparsi troppo del potere temporale e di dedicarsi troppo poco al messaggio evangelico, travagliarono le coscienze degli intellettuali, tanto più degli artisti, sensibili alle speranze e alle delusioni. Michelangelo quindi non stupisce se nel 1527, alla caduta dei Medici e alla instaurazione della Repubblica, parteggiò per essa mettendosi due anni dopo, nel 1529, al suo servizio come membro del Collegio dei Nove della Milizia e come esperto di fortificazioni. Implicato in tresche di potere e in denunce, Michelangelo si credette perduto e fuggì a Venezia da dove ritornò perdonato per riprendere il suo posto. Quando nel 1530 papa Clemente e gli Spagnoli assediarono Firenze egli fortificò la collina di san Miniato, inventò nuovi ordigni e, come narra il suo biografo Francisco de Hollanda (Dialoghi romani con Michelangelo, 1548), salvò il campanile fasciandolo con balle di lana e materassi. Per il tradimento di Malatesta Baglioni, previsto da Michelangelo che aveva inutilmente confidato i suoi timori alla Signoria, Firenze capitolò e dalla metà d'agosto fino all'ottobre del 1530 Michelangelo si tenne nascosto nel piccolo vano sotto l'abside della Cappella Medicea dopo essere sfuggito ai sicari mandatigli da Baccio Valori per conto dei Medici che ritornati di nuovo in città perseguitarono i repubblicani che avevano gioito della loro cacciata. Michelangelo trascorse due mesi nel bugigattolo in cui l'artista tracciò sulle pareti numerosi disegni a carbone che realizzerà in seguito. Aperti al pubblico nel 1979, essi erano stati sepolti quando Giorgio Vasari trenta e più anni dopo, concludendo il complesso della Cappella, murò la botola d'accesso. Ma ormai i fatti storici e quelli personali avevano compromesso il senso di sicurezza dell'artista: «Oihmé, oihmé» , scrive in una poesia, «ch'i' son tradito da' giorni mie fugaci... si trova come me 'n un giorno vecchio». Egli che tanto aveva amato la figura umana, la bellezza vivente, il fascino che emana dall'uomo, come annota Thomas Mann in L'eros di Michelangelo (1950), si accorse che la bellezza fisica è un inganno e solo il vero amore, quello per la bellezza spirituale, poteva soddisfarlo perché non si affievolisce con il tempo e innalza la mente alla contemplazione di Dio. |
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