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Di notevole grandiosità fu sede pontificia, poi divenne dopo il 1870 residenza ufficiale dei reali d'Italia, e infine nel 1947 del Presidente della Repubblica.

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Michelangelo
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Egli non disse nulla neanche quando la sua opera fu giudicata «porcheria luterana» e quando Paolo IV volle distruggerla o Daniele da Volterra rivestì il Cristo ignudo, per cui gli fu dato il soprannome di «braghettone». Mentre affrescava la Cappella Sistina con i temi della Conversione di san Paolo e il Martirio di san Pietro, che lo occuparono dal 1542 al 1550, fu inaugurato nel gennaio 1545 il monumento di Giulio II in San Pietro in Vincoli, cosa che lo liberò finalmente da un lungo incubo. Ma gli affreschi si interruppero più di una volta perché l'artista fu colpito dal «mal della pietra». Il linguaggio di Michelangelo evidenziava sempre più una semplificazione formale che seppure già perseguita fin dall'inizio della sua attività, ora appariva nella sua tragica essenzialità: tolta ogni rappresentazione in profondità, le figure prendevano la consistenza di enormi blocchi e una fissità allucinante nel paesaggio nudo. La religiosità dell'artista si fece sempre più solitaria per il rifiuto di ogni condizionamento esterno che lo avrebbe condotto a esprimere la sua idea di fede cristiana in  modo personale e mistico attraverso la Pietà Rondanini (Castello Sforzesco, Milano). Il 1º gennaio del 1547 era stato nominato da Paolo III prefetto e architetto di San Pietro con il conferimento di pieni poteri nella costruzione del nuovo edificio. L'attività architettonica fu l'impegno predominante degli ultimi anni; per San Pietro riprese lo schema a pianta centrale progettato dal Bramante ampliandolo e concludendolo con la grande cupola che avrebbe dovuto coprire con la sua ampia ombra tutti i popoli cristiani. Alla morte dell'artista era terminato il tamburo. Attese inoltre alla ristrutturazione della piazza del Campidoglio per la quale aveva studiato la collocazione della statua di Marco Aurelio, che nel 1537 fu sistemata per ordine del papa in disaccordo con lo stesso Michelangelo, che tuttavia partì da essa per l'articolazione dell'area capitolina, centro ideale della città storica, come rileva G.C. Argan, mentre San Pietro era il centro ideale della città religiosa. Successivamente studiò il progetto per la ricostruzione della chiesa di San Giovanni dei Fiorentini (1559-60), che tuttavia non venne mai realizzato. Tra il 1545 e il 1555 lavorò a una Pietà di Palestrina (Galleria dell'Accademia, Firenze). Ma quando l'ebbe terminata, la ruppe e l'avrebbe completamente distrutta se un suo servitore non l'avesse supplicato di donargliela. Un amico di Michelangelo, Tiberio Calcagni, l'acquistò e chiese il permesso di ripararla. La morte lo colse il venerdì sera del 18 febbraio 1564.



 
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