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Storia dell' arte di Roma: l' evoluzione della pittura a Roma e il cosiddetto quarto stile
Il Quarto Stile
Il 5 febbraio del 62 d.C un disastroso terremoto si abbatté su Pompei e sulle città vesuviane, provocando danni ingenti, Gran parte degli edifici ricostruiti negli anni immediatamente successivi furono decorati con pitture molto diverse da quelle del periodo precedente: queste circostanze hanno indotto gli studiosi a ritenere il 62 l’anno di nascita del Quarto Stile ma oggi sappiamo che non è così e che i pittori pompeiano non fecero altro che recepire le novità che da almeno un quindicennio già circolavano negli attivissimi ateliers di Roma. In realtà più che di vere e proprie innovazioni, il quarto stile si caratterizza per un revival di elementi e formule decorative già sperimentate in precedenza: tornano di moda le imitazioni dei marmi, le finte architetture e i trompe-l’oeil ispirati alle scenografie teatrali, che erano stati propri del secondo stile; ma non per questo termina il gusto per la ricca ornamentazione, per i candelabri, le figure alate, i tralci vegetali, caratteristici del terzo stile. Il risultato è un’architettura irreale e fantastica che, come una fitta ragnatela, si estende a coprire tutta la parete, lasciando al centro lo spazio per una scena mitologica di un grande formato, in cui di preferenza sono illustrati gli amori degli dei e dei mortali. Oltre agli esempi pompeiani, fra cui alcuni di grande pregio, come la Casa dei Vettii e quella dei Dioscuri, decorati probabilmente dagli artisti della stessa bottega, del quarto stile ci restano attestazioni eccellenti a Roma nei due palazzi di Nerone: il Domus Transitoria, precedente al famigerato incendio del 64 d.C e la Domus Aurea, costruita proprio all’indomani dell’incendio. Con la sua pittura per lo più a fondo chiaro, in cui abbondano i padiglioni, i giardini, le scenografie teatrali, le esili colonnette, i candelabri, i girali vegetali, la domus conserva l’opera di uno dei pochissimi pittori romani di cui ci sia rimasto il nome: Fabullus, o Famulus. Dopo il quarto stile, che rimase in voga per tutto il I° secolo d.C, non ci fu un quinto stile. Da allora in poi fino alla tarda antichità i pittori romani continuano a ripetere, in modo via via più schematico e semplificato, le formule decorative già elaborate in precedenza: finti rivestimenti marmorei, pannelli scanditi da candelabri figurati, scenografie teatrali e megalografie, mentre sempre più rare furono le scene figurate al centro della parete. La tendenza all’astrazione, che si era manifestata già nel III° secolo si accentua nel IV°; esemplare è il confronto fra la figura dell’orante dipinta in un arcosolio del cosiddetto Cimitero Maggiore della fine del III° e quella della Catacomba dei Gordiani, di età costantiniana, più recente di un cinquantennio: nella seconda è infatti scomparso del tutto ogni se pur vago accenno paesaggistico mentre la posizione frontale della figura e l’accentuazione dei grandi occhi nei volti conferiscono all’immagine una ieracità che la prima non aveva. La tendenza all’astrazione non impedisce tuttavia che proprio negli stessi anni si manifesta per reazione un revival di forme classiche con un ritorno all’uso del disegno nel tentativo di dare una nuova consistenza all’immagine. La riproposizione di forme classiche nell’arte del secolo IV° non è che uno degli aspetti di un più vasto richiamo al passato che investe anche le scelte politiche e gli orientamenti di alcuni imperatori come Giuliano l’Apostata (361-63) e alla fine del secolo Teodosio nel tentativo evidente di cercare un riferimento ad un glorioso passato, una nuova solidità per un impero drammaticamente in via di disgregazione. Ogni manifestazione di classicità termina in Italia e nell’Impero d’Occidente con Onorio agli inizi del secolo V° con l’emergere di una nuova maniera, severa e rigida nella sua ieraticità, proveniente dalle province orientali. Le figure allineate con assoluta frontalità e prive di volume dell’arte Giustiniana, la più felice fase artistica del secolo V°, sono ormai l’espressione di un mondo di valori completamente nuovi, da cui ha inizio la civiltà postclassica. |