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Questa tendenza è confermata dal Giudizio Universale ed affresco di Santa Cecilia in Trastevere la cui datazione si appoggia al 1293 del ciborio di Arnolfo di Cambio, a conferma di quel rapporto della scultura con il pittore che, forse iniziato già a S.Paolo, appare adesso determinante soprattutto per quel che riguarda la ricerca della nuova coscienza spaziale e decorativa dettata dal complesso sistema di inquadramento delle figure dei profeti, poste al culmine della perduta decorazione della navata centrale. La vicenda di Cavallini prosegue poi, tra il 1293 e il 1296, con l’affresco absidale di S.Giorgio al Velabro dove il riferimento ad Arnolfo e al suo plasticismo dalla intensa modellazione per piani continui è reso ancora più evidente.
Con l’affresco della tomba destinata al cardinal Matteo d’Acquasparta, realizzata verso il 1302-03, si chiude la vicenda romana del pittore che porterà a Napoli un fare ormai incline ad echeggiare la silenziosa drammaticità grottesca.
Anche gli inizi di Jacopo Torriti risalgono al periodo di Niccolò III°. La sua realtà formale, trasferita in pittura, va riconosciuta attraverso i due grandi interventi romani, condotti su committenza di Niccolò IV° e dei cardinali della famiglia Colonna nel corso degli anni ’90: il mosaico absidale di S.Giovanni in Laterano, computo nel 1291, apprezzabile oggi solo attraverso le copie e dell’abside di Santa Maria Maggiore, compiuto nel 1296, dove introduce l’immagine dell’Incoronazione della Vergine, moderna invenzione presente tra le novità prodotte dall’Ile de France a partire alla metà del secolo XII°.
Affine al Torriti è Jacopo da Camerino che collabora con lui al mosaico di S.Giovanni dove esegue in un momento successivo a quello della calotta le figure degli apostoli nel fascione. Torritiano, ma con venature di una tornatura formale desunta da Cavallini, è anche Filippo Rusuti che entro il 1297 firma la zona superiore del mosaico della facciata di Santa Maria Maggiore.
Dallo stesso ambiente uscirono il mosaicista che completò la decorazione della facciata di Santa Maria in Trastevere, aggiungendoci sulla sinistra tre vergini sagge, e il cosiddetto Maestro di S.Saba che, nella quarta navata della chiesa sull’Aventino eseguì ad affresco una ‘Madonna con il Bambino tra Santi’ e una scena di S.Nicola che dovevano far parte di un più vasto insieme pittorico.
A lui sono da riferirsi anche il ciclo frammentario esistente alla base del campanile della stessa chiesa, le lunette a mosaico sulla porta laterale di S.Maria in Aracoeli e la tavola con la Madonna con il Bambino conservata in Santa Maria del Popolo.
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