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Piazza Navona è una delle più antiche e ricche di storia tra le piazze di Roma. La piazza deve la sua forma allungata alla costruzione originaria di uno stadio, qui realizzato dall'imperatore Domiziano. |
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Guida turistica
Storia dell'arte di Roma
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Pagina 3 di 5 Lo stato di crisi politica nel quale versò la città nei decenni immediatamente successivi con la caduta delle committenze, impedì l’attecchimento di nuove maniere, come quella espressionistica dei veneziani che operano entro il 1148 a Santa Croce in Gerusalemme, per cui occorre giungere alla fine del secolo, al 1191, riferendosi agli affreschi della chiesa di San Giovanni a Porta Latina, per cogliere i segnali di una ripresa. Qui le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, sovrapposti l’uno all’altro sulle due pareti della navata centrale, rivelano una rinata attenzione all’antico sulla qualità dei frescanti, i quali usano tratti inconsueti come una saldezza di contorni e una sodezza di forme che, occasionalmente, sconfinano in arditezze prospettiche come la ricerca dello scorcio. A segnare una svolta capace di dare nuovo corso alla pittura romana saranno le committenze papali dei primi decenni del Duecento, prima fra tutte, entro il 1216, quella di Innocenzo III° per il rifacimento della decorazione musiva dell’abside della Basilica di San Pietro. Per la realizzazione vennero chiamati da fuori Roma dei mosaicisti esperti, in questo caso, come è deducibile da pochi frammenti rimasti conservati al Museo di Roma e al Museo Barracco, la scelta cadde su dei mosaicisti provenienti dal cantiere del Duomo di Monreale. Essi contribuirono a far penetrare nell’ambiente romano la vivace linearità e il vigore dinamico che caratterizzava lo stile tardo comneno che improntava i mosaici siciliani e che dovette essere accolto come una novità di rilievo viste le opere che ne seguirono in città, come il mosaico del portale di S.Tommaso in Formis, la parte centrale di quello della facciata di Santa Maria in Trastevere e l’affresco absidale della Cappella della Madonna annessa alla chiesa di san Bartolomeo all’Isola. Nel 1218, con una lettera indirizzata al Doge di Venezia, il pontefice Onorio III° chiedeva l’invio di due nuovi mosaicisti oltre quello che già stava lavorando al mosaico absidale della Basilica di San Paolo fuori le Mura. L’iniziativa ebbe sulla cultura pittorica romana di primo duecento un impatto notevole poiché significò il passaggio dal bizantinismo fondato sul dinamismo tardo comneno che aveva dominato il cantiere innocenziano della basilica di San Pietro a una proposta nuova, di ritrovata solennità monumentale. L’opera dei veneti comportò l’arrivo a Roma di una cultura affine a quella che sostanziava di sé la parte iniziale del grande pannello con l’Orazione nell’Orto di San Marco a Venezia. Il suo tratto più caratteristico è dato dalla ricerca nel mosaico di effetti di fusione di colori propri dell’affresco, al fine di esaltare il senso plastico delle forme, con uso di modelli desunti dal mondo bizantino ma improntati ormai da una ragione formale di ritrovata compostezza. |
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