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Storia dell' arte romana, la pittura romana e le sue origini

Le Origini della pittura a Roma

Il più antico documento di pittura romana finora scoperto proviene da una tomba sull’Esquilino ed oggi è esposto ai Musei Capitolini. La scena, disposta su quattro registri sovrapposti, illustra un evento storico: una guerra, forse contro i Sanni, seguita da una pace sancita da una solenne stretta di mano fra i due protagonisti, Marco Fanno e Quinto Fabio. Priva di prospettive, caratterizzata dalla ripetizione di figure pressoché identiche su un fondo piatto, la pittura dell’Esquilino appare ben lontana dalla pienezza di espressione artistica e dalla ricercatezze chiaroscurali e spaziali della pittura ellenistica come la Tomba Francois dell’etrusca Vulci [IV° a.C] o la Tomba Giglioli a Tarquinia. [300 a.C] Eppure qualcosa del raffinato mondo greco era già penetrato a Roma, portato un po’ alla volta da viaggiatori, mercanti e artisti in continuo movimento fra i paesi del Mediterraneo Orientale e le regioni dell’Italia centromeridionale. L’osmosi fra l’ambiente medio-italico, cui Roma di fatto apparteneva, e la cultura ellenistica divenne sempre più intensa proprio a partire dal secondo quarto del secolo, procedendo di pari passo con le conquiste militari romane, prima in Magna Grecia e Sicilia, poi direttamente in Grecia. [116 a.C] A ogni vittoria seguiva un trionfo e ogni trionfo era l’occasione per portare a Roma come bottino di guerra decine e decine di capolavori di arte greca ed ellenistica che andavano a ingrossare le collezioni pubbliche e private; ma era anche l’occasione per attrarre in città un numero sempre crescente di artisti e artigiani, come quel Demetrio il Topografo [ossia pittore di paesaggi], alessandrino di origine ma trapiantato a Roma. [165 a.C] Numerose sono le fonti letterarie che ci informano circa l’arrivo a Roma nel III° e II° secolo a.C di quadri dei più celebri maestri greci [Polignoto, Zeusi, Porrosio, Apelle, Protogene] e sul diffondersi di un collezionismo sempre più insaziabile, ma purtroppo non ci è pervenuto nessuno di questi capolavori. Fanno eccezione due grandi mosaici, entrambi di ispirazione alessandrina e databili nella seconda metà del secolo II° a.C, proveniente uno dall’aula absidale che si affaccia sul Foro di Palestrina, raffigurante un paesaggio nilotico, e l’altro dalla Casa del Fauno a Pompei, oggi al Museo Nazionale di Napoli, con la rappresentazione della Battaglia di Isso tra Alessandro Magno e Dario.

Grazie alle scoperte archeologiche degli ultimi decenni, soprattutto in Macedonia, oggi sappiamo che la pittura parietale romana, già dal primo stile pompeiano, rientra nell’ambito di un discorso avviato in Grecia fini dal V° secolo e sviluppatosi però senza sostanziale soluzione di continuità durante l’epoca ellenistica, nella quale emergono comunque tratti originali rispondenti di volta in volta ai gusti e agli ideali di una società le cui esigenze morali, intellettuali e artistiche e le cui condizioni di vita differivano profondamente da quelle del mondo greco

 
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