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Servio Tullio
Servio Tullio fu uno dei più grandi re dopo Romolo. Gli storici romani gli attribuirono, oltre la costruzione delle mura di cinta della città, un'importantissima riforma con la quale egli diminuì l'importanza politica della nobiltà, infatti divise i cittadini in classi distinte in rapporto alla ricchezza. In tal modo le antiche famiglie aristocratiche persero parte del loro predominio perché furono costrette a condividere il potere con i ricchi "non nobili".
Anch'egli morì miseramente: un nuovo Tarquinio, nipote di Prisco, dapprima lo accusò di regnare illegalmente nella speranza che il popolo lo detronizzasse (infatti si era imposto arbitrariamente ai cittadini), poi - non essendo riuscito nell'intento - lo uccise e si proclamò re al suo posto.
Tarquinio il Superbo
Tarquinio il Superbo governò tirannicamente. Narra Dione Cassio che fece crocifiggere nel foro alcuni cittadini, che costrinse uomini liberi a lavori servili e così "ben presto si attirò l'odio di tutti".
Secondo una leggenda, suo figlio Sesto Tarquinio avrebbe arrecato oltraggio ad una nobile matrona romana: Lucrezia, moglie del patrizio Collatino. Quest'episodio, seguito dal suicidio di Lucrezia che non riuscì a sopravvivere all'offesa, sarebbe stato la causa di una generale sollevazione del popolo che, capeggiato da Collatino e dall'amico Giunio Bruto, insorse contro i Tarquini che vennero cacciati dalla città (509 a. C.).
Tarquinio il Superbo fu l'ultimo re di Roma.
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